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Mutuo a rata costanteCon il mutuo a rata costante le eventuali variazioni del tasso determinano una variazione (in aumento o in diminuzione)
della durata dell'ammortamento.
La rata rimane costante (salvo eccezioni) anche se il tasso applicato al mutuo è variabile. Le variazioni sfogheranno dunque il loro effetto sulla durata complessiva, che potrà allungarsi o abbreviarsi. Il vantaggio sta nel fatto che è collocato ad un tasso più basso, rispetto al mutuo a tasso fisso, offrendo in ogni caso la tranquillità data da una rata costante. In caso di diminuzione dei tassi si pagherà per una durata inferiore a quella inizialmente prevista lo svantaggio è che, in caso di aumenti dei tassi, si pagherà per un periodo maggiore di quello inizialmente previsto. Analizzata in profondità, infatti, questa soluzione presenta qualche controindicazione, almeno in caso di rialzo dei tassi nei primi anni. Per comprenderne la ragione bisogna rammentare che la rata di un mutuo è costituita da due frazioni, una di capitale e una di interessi. Incrementando il tasso di un classico mutuo a tasso variabile, le successive quote di capitale restano quasi invariate, mentre quelle destinate agli interessi si adeguano, aumentando l'importo globale della rata. Se il contratto prevede che questa non cambi, la conseguenza sarà una compressione della quota capitale che dovrà fare posto alla più corposa parte di interessi. Ciò perché nei pagamenti rateali è necessario che tutti gli interessi maturati vengano interamente corrisposti ad ogni scadenza.
Esempio:
consideriamo un mutuo venticinquennale di 100.000 euro a rata fissa, al tasso iniziale del 4%. Dopo un anno l'aumento al 4,5% allungherà la durata a 27 anni e 4 mesi. Al secondo anno il tasso del 5% determinerà un'estensione a 30 anni e due mesi. Poiché l'esempio è puramente teorico lasciamo il tasso invariato dal secondo anno alla fine del mutuo. La spesa totale sarà di 528 (importo rata) x 362 (numero totale rate) = 191.136 euro, di cui 91.136 di interessi. Nelle stesse condizioni un mutuo classico avrebbe subito un aumento della rata fino a 581 euro, ma la spesa in interessi sarebbe stata di 73.352 euro, quasi 18.000 euro in meno! Un altro meccanismo da comprendere riguarda la compensazione degli aumenti e delle riduzioni. Bisogna sapere che situazioni speculari manifestatesi in epoche diverse non si bilanciano tra loro. Esempio: vediamo cosa succede con un mutuo venticinquennale di 100.000 euro, al 4% per i primi due anni, poi al 5% per 9 anni e quindi al 3% per gli ultimi 9 anni. Se così fosse il mutuo dovrebbe comunque concludersi dopo 25 anni. Invece no. La durata si estenderebbe in tal caso a circa 31 anni! Inversamente, se si assistesse ad una riduzione dei tassi nella parte iniziale del mutuo l'effetto sarebbe esattamente opposto, determinando importanti riduzioni della durata e della spesa in interessi. Per concludere possiamo rammentare uno dei vantaggi maggiori del mutuo a rata costante e cioè il fatto che il mutuatario abbia la possibilità di amministrare le proprie risorse economiche disponendo della certezza di rate fisse, il cui importo rimane invariato in base ai meccanismi sopra descritti. |
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